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La tecnica di corsa.
LA TECNICA DI CORSA Dribblare…scartare…tirare…e se non fossimo capaci di correre?
Dott.ssa Isabella Pellegrini Laureata in Scienze motorie - Master in Psicologia dello Sport
Il processo di allenamento deve mirare, non solo al continuo e costante miglioramento tattico e dei fattori organico-muscolari dello sportivo, ma anche all’evoluzione della capacità tecnica, una delle variabili da considerare per il raggiungimento della prestazione sportiva ottimale. Nel calcio, come in tutti gli sports, la tecnica è determinante nella risoluzione di situazioni complesse di gioco e per una maggior economia energetica. Lo sviluppo carente di essa, infatti, impedisce, spesso, all’atleta di trasformare il suo crescente potenziale fisico in performance elevate. L’insegnamento della corsa, gesto tecnico per eccellenza, è spesso non adeguatamente considerato, poiché, essendo un’andatura molto naturale, la si ritiene scontata ed appresa. È altrettanto vero che un atleta di alto livello, ormai ha automatizzato uno stile personale di corsa che deve comunque essere rispettato. Per queste ragioni focalizzeremo l’attenzione su questo schema motorio di base essenziale per l’apprendimento e per lo sviluppo di qualsiasi gesto tecnico specifico nello sport. Esiste un modello tipico ed ideale di tecnica della corsa, studiato scientificamente, nella sua struttura e nelle fasi di svolgimento, dalla biomeccanica, la scienza che permette il rilevamento oggettivo del movimento. Nello specifico la corsa è una consecuzione di balzi in cui, a momenti di appoggio, si succedono momenti di volo, in sequenza coordinata degli arti inferiori che si ripetono in maniera omologa ed alternata; per l’esecuzione armonica è essenziale opporre alla coordinazione degli arti inferiori, quella degli arti superiori. Per meglio capire la tecnica della corsa definiamo sia le caratteristiche cinematiche, che si riferiscono alla geometria di un gesto ed alle posizioni che i diversi segmenti corporei assumono durante l’esecuzione (struttura spaziale), sia le caratteristiche dinamiche, che si riferiscono alle cause che provocano il movimento (struttura dinamico-temporale) dal punto di vista dell’andamento della forza. Ciò dimostra che, per ottimizzare l’esecuzione di una tecnica di movimento, è essenziale avere, oltre alla motivazione, una buona preparazione fisica.
Due sono le fasi principali in cui il passo di corsa è suddiviso:
1) Fase di appoggio singolo che comprende a sua volta:
- piegamento-ammortizzamento - sostegno - raddrizzamento ed estensione
2) Fase di volo o sospensione
1) FASE DI APPOGGIO Questa prima fase è basilare dato che da essa dipende l’efficacia dell’impulso e la conseguente accelerazione dell’atleta.
MOMENTO DI AMMORTIZZAMENTO
Inizia con la presa di contatto del piede sul terreno. Nel caso di velocità relativa il piede si trova in leggera supinazione, mentre a velocità elevate, aumentando l’impegno, il piede è tenuto in flessione dorsale dal muscolo tibiale anteriore preattivando i muscoli gastrocnemi che reagiranno più rapidamente in fase di contatto con il suolo, diminuendone così la durata. L’arto si poggia sul terreno con i metatarsi, piegandosi leggermente sulle articolazioni anca-ginocchio-caviglia ed il tallone si abbassa sfiorando il suolo senza appoggiarsi. Il bacino avanza e la fase si conclude quando le ginocchia si trovano alla stessa altezza (congiunzione). Molti errori di corsa dipendono da questa fase preparatoria all’impulso. Solidità di contatto , rapidità ed elasticità del piegamento, entità delle tensioni muscolo-tendineo degli estensori, permettono una limitata diminuzione della velocità ed un’ottimale restituzione della forza nell’estensione successiva dell’arto.
FASE DI SOSTEGNO
Il punto d’appoggio diviene ora il metatarso delle dita con sollevamento del tallone, apertura dell’angolo bacino-arti inferiori. Scopo di questa fase è far spostare il bacino in avanti ed il più orizzontale possibile.
FASE DI ESTENSIONE
Questo movimento si realizza a partire dal ginocchio per avanzamento della testa del femore e del bacino, sollecitati dall’energia espressa dall’arto libero, dai muscoli estensori e dall’azione di frustata del piede. In questa fase vi sono espresse tutte le forze utili allo sviluppo della velocità nella corsa, poiché è la rapidità di questo rimbalzo del piede a terra a favorire la rapidità del recupero degli arti inferiori.
2)FASE AEREA
A conclusione di essa l’arto inferiore in appoggio si flette ed avanza, mentre l’altro si estende ed arretra. Qui l’atleta non può far nulla per accelerare il proprio corpo o correggere eventuali errori, deve esercitare una semplice azione di controllo muscolare per consentire al baricentro di avanzare con una traiettoria già determinata allo stacco da terra. Questa fase di equilibrio dinamico deve essere molto naturale, perché al contrario potrebbe compromettere la fluidità-continuità del gesto e quindi la velocità. La cinematica descrive un movimento oscillatorio degli arti superiori in coordinazione incrociata con il movimento degli arti inferiori. Frontalmente si muovono su due piani paralleli e sono aderenti al tronco, visti lateralmente il loro angolo varia rispetto all’oscillazione.
Ora che la teoria è stata chiarita passiamo alle eventuali problematiche ed alla pratica….
Bibliografia: Jurgen Weineck, L’allenamento ottimale, tipolitografia Grifo, Perugia 2001 Carlo Vittori, “La corsa” Scienza e Tecnica, 1995
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