Domenica, 21 Luglio 2019
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INTERVISTA A MARTINA ANGELINI: PER LA PRIMA VOLTA UNA GIORNALISTA ITALIANA IN GIURIA UEFA

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Quando Walter Pettinati ti ha proposto di andare al posto suo cosa hai pensato e cosa hai provato?
E' stata una grandissima sorpresa e un'emozione molto forte! Si tratta di una manifestazione importantissima che lo scorso anno ho seguito da spettatrice, l'idea di poterne far parte è davvero un sogno.
Conosci il calcio femminile europeo e mondiale?
Ho la fortuna di lavorare da sette anni per una tv come Eurosport, che trasmette tantissimo calcio femminile. Quindi ho potuto commentare tante manifestazioni: due Mondiali, due Europei, 5 finali di Champion's, per non parlare delle manifestazioni giovanili. Grazie a questo ho potuto vivere da vicino il calcio internazionale.

L'Italia come è messa a livello europeo? Siamo lontani anni luce da nazioni a noi vicine come ad esempio la Germania, secondo te quale è il motivo principale?
Il motivo principale sono i numeri. Abbiamo 15.000 tesserate contro le 250.000 della Germania. E in più, in tanti paesi le calciatrici hanno la possibilità di vivere solo di calcio. In questo modo possono dedicarsi in modo professionale alla propria crescita sportiva, a differenza delle italiane che riescono comunque a fare miracoli nonostante tutto. Se contro una superpotenza mondiale come la Germania riusciamo a perdere 1-0 con nel quarto di finale dell'ultimo Europeo, significa che se in Italia si investisse anche solo un po' potremmo davvero diventare la nazionale numero uno al mondo.
Pensi che tra qualche anno anche una nostra calciatrice italiana possa essere considerata da una futura giuria? Ti viene in mente qualche nome che potrebbe competere a livello mondiale?
Me lo auguro! Non riesco a fare un nome, mi auguro ad esempio che dallo splendido gruppo dell'Under 17 che tanto ci ha fatto emozionare negli ultimi mesi, escano delle campionesse in grado di diventare un simbolo del calcio femminile non solo italiano ma anche internazionale. Ma per farlo credo che la soluzione sia andare a giocare all'estero...
Come ti è nata la passione per questo lavoro? E cosa ti piace del calcio femminile rispetto a quello maschile?
Confesso di essere stata una di quelle bambine che non ha potuto giocare seriamente a calcio, sia perché i miei genitori non erano entusiasti all'idea e sia perché nella mia città non c'erano squadre femminili. All'epoca erano davvero poche le bambine che giocavano con i maschi. Però ho sempre seguito il calcio femminile e ho sempre voluto fare la giornalista. Tanti anni fa Giancarlo Padovan mi disse “se vuoi seguire il maschile sarai una delle tante, ma se fai della tua passione per il femminile il tuo lavoro allora potrai diventare un punto di riferimento nel giornalismo”. Ho seguito il suo consiglio e lo ringrazierò sempre, perché ha avuto ragione. Del femminile mi piace la passione con cui le ragazze giocano e lottano per arrivare in alto, nonostante i pochi guadagni e la poca visibilità a livello nazionale, mi piace la correttezza che mettono in campo, il fatto che non si vedano proteste plateali e fastidiose come nel maschile. E poi adoro il fatto che sugli spalti il tifo sia sempre corretto.
Commentatrice e giornalista, ci racconti le tue esperienze lavorative e i momenti nei quali hai avuto maggiori soddisfazioni?
Grazie al calcio femminile ho scritto su testate giornalistiche importanti come il Guerin Sportivo, Tuttosport e recentemente il sito di Repubblica. Poi è arrivata la tv, all'inizio con Raisport e poi con Eurosport, una televisione che mi permette di raccontare il calcio femminile anche grazie all'aiuto di telecronisti bravissimi e preparati. Non sono una commentatrice molto tecnica, preferisco far vivere a chi guarda la tv le emozioni di questo fantastico sport, mi piace raccontare le storie delle giocatrici, cerco di far entusiasmare anche i più scettici. La soddisfazione più grande è quando ci scrivono “non avevo mai visto una partita di calcio femminile, ma grazie ai vostri racconti mi sono appassionato e ora lo seguirò sempre”. Credo di avere raggiunto il top due mesi fa, quando sono stata a Lisbona per commentare dal vivo con Federico Zanon la finale di Champion's. Noi di solito commentiamo dagli studi di Milano, farlo dallo stadio, vivere l'atmosfera di un evento così importante in uno stadio pieno... sono state sensazioni incredibili. Soprattutto perché abbiamo toccato con mano quanto la Uefa dia grande importanza al femminile.
Speriamo la nazionale maggiore riesca a qualificarsi ai mondiali in Canada l'anno prossimo. Avremo una grande esperta in Canada come inviata. Pensi che la nostra nazionale ce la farà a partecipare a questa importante manifestazione sportiva?
Purtroppo credo proprio che commenteremo le partite da Milano, ma in ogni caso non posso lamentarmi e non vedo l'ora! L'Italia ha un cammino difficilissimo: superare due spareggi, soprattutto considerando che potrebbero capitarci formazioni molto forti, sarà un'impresa davvero dura. Però abbiamo il dovere di provarci, anche perché ormai è dal '99 che non partecipiamo a un Mondiale.
Sei stata anche addetta stampa della Divisione Calcio Femminile, come pensi si possa sviluppare il nuovo Dipartimento e pensi debba acquisire una certa autonomia rispetto alla Lega Nazionale Dilettanti?
Voglio essere onesta, non sono molto ottimista. Non discuto la scelta delle società di accettare il passaggio a Dipartimento, ma credo che avere perso il posto nel Consiglio Federale sia stato un grande passo indietro. Adesso è più difficile far sentire la nostra voce, per fortuna c'è l'AIC, dove Katia Serra sta facendo un grandissimo lavoro per far valere i diritti delle calciatrici. Credo che l'unica soluzione sia un graduale passaggio a una sorta di professionismo.
Si può dire che vivi a 360 gradi per il calcio femminile italiano ed è quasi una missione forse per te, come pensi si possa migliorare la realtà italiana e chi vorresti come presidente della Figc?
Direi che è proprio una missione... ho amici giornalisti che non mi sopportano più perché non faccio altro che perorare la causa del calcio femminile, spingendoli a parlarne il più possibile. So che lo sport segue leggi diverse, ma credo sia anticostituzionale che, per fare esattamente la stessa cosa, ovvero allenarsi tutti i giorni, giocare in Italia, all'estero e in Nazionale, un uomo sia considerato professionista e una donna dilettante. E' una gravissima forma di discriminazione di genere che non può essere accettata.
Sulla questione della presidenza federale la risposta immediata è che vorrei al comando chiunque si impegnasse davvero a investire sul calcio femminile. Non mi pare che Tavecchio abbia fatto fare grandi passi al movimento, abbiamo lo stesso numero di tesserate di trent'anni fa! So che Albertini è molto disponibile al dialogo e ha idee interessanti ma ovviamente, se proprio dovessi scegliere, come presidente FIGC vorrei Elide Martini!


Ringrazio Martina Angelini per la sua disponibilità e complimenti per il suo lavoro e la passione che ci esprime, valorizzando e promuovendo il calcio femminile.



Laura Pressi

Author: Laura PressiEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Firenze, n. 6032 del 15 Settembre 2016, con direttore Giancarlo Padovan di proprietà di Pettinati Editore.

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