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La stella del calcio femminile svedese intervistata da calciodonne.it: ecco Lotta Schelin

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Gioca da più di 10 anni nella nazionale svedese, nella quale ha debuttato nel marzo del 2004 da fuoriclasse: due reti nella prima partita della Svezia under21 nella storica vittoria per 6 a 0 contro la Repubblica d’Irlanda. I precedenti in nazionale non fanno altro che confermare il calibro della giocatrice, con 7 presenze e 2 reti nell’under18 e 6 presenze e 3 gol in nazionale under16.
Lei è Lotta Schelin, attaccante della nazionale svedese, della quale è stata capitano ed è tuttora capocannoniere, a quota 85 reti. Con ben 171 presenze all’attivo, si può dire che è anche grazie a lei che la nazionale svedese si trova attualmente 6^ nel ranking mondiale di nazionali di calcio femminile, dopo aver raggiunto perfino il 3^ posto nel 2007.


Tra i suoi recenti successi è doveroso annoverare la vittoria della UEFA Champions League 2015-2016, con la squadra del Lione: la finale, giocata proprio in Italia, ha visto la squadra francese trionfare sul Wolfsburg ai calci di rigore, uno dei quali segnato proprio dalla Schelin.
Con il Lione la giocatrice ha vinto 8 campionati, 5 coppe di Francia e 3 Champions League, e ha ufficialmente lasciato la squadra francese nel giugno 2016 per approdare in Svezia, nella squadra del Rosengard; il segno dei suoi anni trascorsi a Lione non verrà certo cancellato in breve tempo, in quanto Lotta Schelin lascia il club francese in qualità di miglior marcatrice di sempre, con 224 presenze e 225 gol segnati, dei quali 41 segnati in Champions League.


Candidata come miglior giocatrice europea -premio poi assegnato ad Ada Hegerberg-, il suo più recente successo va già inquadrato nella nuova realtà di club in cui si è inserita alla perfezione: con il FC Rosengard ha appena vinto la coppa di Svezia, titolo mai ottenuto prima.
Calciodonne.it ha realizzato un’intervista esclusiva a Lotta Schelin, chiedendole del suo recente trasferimento, della sua esperienza alle Olimpiadi e molto altro.




D: Che significato ha avuto, per te e per la tua nazione, essere riuscite a raggiungere la finale delle Olimpiadi, per la prima volta? E cosa avete provato nel vincere la semifinale contro il Brasile, in particolar modo a Rio?
R: Ha un valore grandissimo. Prima dell’inizio del torneo sapevamo che una medaglia poteva costituire un obiettivo alla nostra portata. La medaglia vinta è stata la prima nella storia del calcio femminile svedese alle Olimpiadi, quindi si tratta di un grande evento. Ovviamente, raggiunta la finale speravamo nell’oro, ma in ogni caso dobbiamo essere felici ed orgogliosi della nostra prestazione. È un grande risultato per tutto il calcio svedese, in particolare per il calcio femminile.
Vincere alle Olimpiadi in Brasile contro il Brasile, giocando a Rio in uno degli stadi più famosi al mondo, il Maracanà, è una sensazione magica ed indescrivibile.
Un particolare curioso: i “buu” del pubblico brasiliano durante la nostra esecuzione dei calci di rigore non mi hanno assolutamente fatto perdere la concentrazione, anzi, quel “rumore” intenso mi ha quasi caricato!


D: Cosa significa, e che peso ha il tuo trasferimento dal Lione al Rosengard? E sulla possibilità di giocare insieme a Marta [ndr: Marta gioca nel Rosengard, dal 2014], ne sei felice?
R: Ho vissuto 8 anni fantastici in Francia con il Lione. Il Lione e’ un grandissimo club con un altissimo livello di professionalità. Non pensavo di restare per ben 8 anni in Francia! All’inizio pensavo ad un’ esperienza di circa due anni ma il tempo è passato rapidamente, arrivavano i successi e quindi la permanenza si è allungata di molto. Sono felice ed orgogliosa di aver fatto parte di questa squadra, vincendo molti titoli. Dopo molti anni all’estero, pensavo fosse arrivato il tempo di tornare a casa, vicino alla mia famiglia. Non volevo in ogni caso ridimensionare le mia ambizione e il mio livello come giocatrice, quindi Rosengård (ndr: a Malmö) è stata la scelta ottimale. Qui ho la possibilità di giocare con Marta ed altre fantastiche giocatrici. Inoltre la società lavora costantemente per affermarsi ai vertici in Svezia e in Europa.


D: Cosa vorresti rispondere a Hope Solo, che vi ha definito “delle codarde”? E cosa ne pensi del provvedimento disciplinare preso nei suoi confronti? [ndr: Hope Solo è stata pesantemente sanzionata con una sospensione di sei mesi dalla nazionale statunitense, colpa l’aver scritto su twitter, dopo la partita persa contro la Svezia ai quarti di finale, la frase “Abbiamo perso contro un branco di codarde”, aggiungendo che a vincere ”non era stata la squadra migliore”.]
R: Conosco personalmente Hope, abbiamo giocato insieme molti anni fa (ndr: nel Goteborg, 2004) nel corso di un bel campionato, Hope era molto apprezzata all’ interno della squadra. Ho parlato direttamente con lei dopo la partita e ha cercato di spiegarmi cosa è accaduto. Mi ha riferito che la sua dichiarazione non aveva niente di personale nei nostri confronti, ma in ogni caso si assumeva la responsabilità per quello che ha dichiarato. Io ho ascoltato la dichiarazione di Hope, fatta tra l’altro a caldo subito dopo l’ incontro. Se l’azione disciplinare riguarda solamente la dichiarazione, penso che sia una sanzione molto severa. Non so se la Federazione abbia dettato specifiche regole prima dell’inizio del torneo, del tipo “tolleranza zero”, e se la sanzione sia riferita proprio a queste regole. È difficile quindi dare un giudizio obiettivo su quanto accaduto. Ribadisco che, giudicando solo ed esclusivamente dalla dichiarazione, penso che la sanzione sia molto severa.


D: Pensi che il calcio femminile sia ad un punto di svolta, considerando anche la visibilità e il successo riscontrati alle Olimpiadi?
La nazionale di calcio femminile italiana è spesso tagliata fuori dalle competizioni più importanti, e fa fatica ad essere competitiva con le altre nazioni: cosa vorresti dire a questo proposito?
R: Certamente. Penso che ogni successo importante come quello dell’Olimpiade contribuisca alla crescita di tutto il calcio femminile svedese, e rafforzi la costante battaglia che il calcio femminile stesso deve combattere per sviluppare e rafforzare il proprio settore. In ogni caso penso che una vittoria all’Olimpiade sia un successo anche per tutto il calcio svedese in generale.
L’Italia ha sempre avuto validi giocatrici e talenti, ha sfiorato la qualificazione alla fase finale degli ultimi mondiali (ndr: perso con l’Olanda, 1-1 all’andata e sconfitta 1-2 al ritorno) ma al momento il calcio femminile italiano sembra essere in ritardo rispetto ad altre nazioni. Per me questo e’ inspiegabile in una nazione di grande cultura calcistica come l’Italia. Le donne dovrebbero avere il diritto e la possibilità di diventare calciatrici professioniste anche in Italia. Il calcio dovrebbe essere aperto a tutti e dovrebbe offrire le stesse possibilità. Penso che il movimento calcistico femminile debba continuare a lottare per ottenere i propri diritti.


D: Cosa ha significato per te essere in corsa per il premio di miglior giocatrice europea? Cosa ne pensi della vittoria del titolo da parte di Ada Hegerberg?
R: Ha sempre un significato particolare partecipare a competizioni individuali in quanto confermano in modo positivo la propria prestazione nel corso di una stagione. Questo premio è assegnato da pochi anni ma e’ importante che sia presente e continui in futuro.
Penso che Ada Hegerberg abbia meritato pienamente il premio. Giocatrice completa, bella persona con una grande personalità. Grande stagione al Lione, sono felice di aver giocato con lei. È stata un po’ come una sorella minore, sono orgogliosa di lei.


D: Riguardo invece la vittoria della Coppa di Svezia: hai vinto 8 campionati al Lione e 3 Champions League, ma non avevi mai vinto un titolo in Svezia.
R: Questa Coppa di Svezia significa tanto per me. E’ bellissimo essere tornati in Svezia a far parte di questa squadra (ndr: l’ FC Rosengård) che gioca un calcio ad altissimo livello.

 

Grazie per il tempo che ci hai dedicato, e in bocca al lupo per la prossima stagione!

 

Lucia Pirola

Lucia Pirola
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Segue le notizie e le storie legate al calcio femminile, nazionale e mondiale.

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Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Firenze, n. 6032 del 15 Settembre 2016, con direttore Giancarlo Padovan.

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