Giovedì, 09 Luglio 2020
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Dal Molin, pennellate d’autore alla «prima» da titolare: «In serie B posso starci. Lo dimostrerò».

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mozzecane dalmolin
Due pennellate al debutto da titolare in serie B. Una per l’incornata di Nana Welbeck, l’altra per il diagonale di Beatrice Piovani. Il suo destro ha disegnato i gol della Fortitudo Mozzecane, il Clarentia Trento ha dovuto fare i conti con la sua tecnica e la sua determinazione. Valeria Dal Molin si presenta dal primo minuto così, lasciando il segno. Lei che fino a ieri giocava nel campionato Primavera. «Esordire in serie B è una bella emozione e una grande soddisfazione». Per la precisione, la centrocampista gialloblù, arrivata in estate dall’Agsm Verona, aveva già fatto la prima apparizione in campionato due domeniche fa, giocando poco più di venti minuti contro l’Azalee. Una piccola premessa per prendere confidenza, poi ecco i novantaquattro minuti a Trento vissuti da protagonista.


Due assist al debutto da titolare in serie B. Dal Molin, ha già scaldato il piede?
«Sì. Sono molto felice di aver aiutato le mie compagne a segnare: dare due passaggi vincenti nel mio esordio dal primo minuto è proprio fantastico. Volevo dimostrare a mister Comin di poter ben figurare non solo in Primavera ma pure in serie B, una categoria tosta, impegnativa, in cui non ho mai giocato e dove la possibilità di commettere errori è ridotta al minimo. Quando posso mi piace far gol, però gli assist sono sempre stati il mio pane quotidiano: anzi, anche se sono sola tendo a passare il pallone».


Prima sul centro sinistra, poi sul centro destra. Il centrocampo è casa sua?
«Esatto. Agisco principalmente a sinistra ma in qualche occasione, soprattutto in caso di necessità, io e Rachele Peretti ci siamo scambiate la posizione. A centrocampo mi trovo a mio agio, so come muovermi e penso di avere una buona visione di gioco. Questo è il mio mondo».




Il voto all’esordio da titolare nel 2-2 contro il Clarentia Trento?
«Mi do un 7,5. Sono soddisfatta e mi è piaciuto il modo con cui ho interpretato la gara, però ho sbagliato un po’ di cose e sono consapevole di poter dare molto di più. Il 2-2? Un risultato deludente. La Fortitudo Mozzecane ha disputato una bella partita e sarebbe potuta tornare a casa con i tre punti. Invece, abbiamo commesso alcuni errori e siamo state punite. Peccato, subire il pareggio all’ultimo minuto mi ha lasciato un forte amaro in bocca. Tale esperienza ci servirà per il futuro».

 

Settimo minuto della ripresa: Dal Molin perde palla a metà campo, rincorre l’avversaria e riconquista la sfera dalla parte opposta del terreno di gioco. Oltre alla tecnica, lo spirito di sacrificio non le manca.
«Infatti. Comin mi ha sempre insegnato che, se perdiamo il pallone, dobbiamo fare il possibile per recuperarlo. E io tento di mettere in pratica questa lezione al meglio. Ho tanta voglia di lottare, di combattere, e cerco di non mollare mai».


Ha tirato tutti gli angoli e una punizione dal limite dell’area. Le piace battere i calci piazzati?
«Parecchio. Li considero esattamente la mia specialità. In passato mi occupavo spesso della maggior parte dei calci piazzati e sono riuscita a segnare sia su punizione che direttamente da corner. Sono davvero contenta che, a Trento, il gol di Welbeck (l’1-1, ndr) sia nato da un angolo che ho battuto».


A quattro minuti dalla fine del match, il contrasto con Elisa Dalla Santa l’ha fatta sbattere contro la rete di recinzione del campo. Come sta ora?
«Sono ancora un po’ indolenzita e acciaccata. Ho preso un forte spavento ma desidero recuperare nel migliore dei modi per essere a disposizione al 100% contro il Real Meda (domenica 30 ottobre, ndr) e per dimostrare all’allenatore che può contare su di me».


L’impatto con la serie B?
«A due facce. Dalla gara contro l’Azalee sono uscita delusa perché nei ventiquattro minuti in cui sono stata in campo non ho dato il meglio e non ho mostrato il mio vero valore. Al contrario, dopo la sfida con il Clarentia Trento ero felice della mia prestazione, risultato e botta a parte. La serie B è una categoria davvero difficile, molto più fisica rispetto al campionato Primavera: qui le avversarie non si tirano indietro, anzi, i contrasti sono spesso duri. E, per poterci stare, occorre allenarsi parecchio e al massimo. In ogni caso, mi sento all’altezza e voglio dimostrarlo».


Dopo l’esperienza trascorsa insieme alla Primavera dell’Agsm Verona, aver ritrovato alla Fortitudo Mozzecane il tecnico Fabiana Comin e il preparatore atletico Marco Borgese come la fa sentire?
«Con loro mi sono sempre trovata bene e in estate speravo proprio di seguirli, dovunque fossero andati. Averli di nuovo come allenatori, credo rappresenti sia un vantaggio che uno svantaggio (sorride): per esempio, entrambi mi conoscono e sanno alla perfezione come comportarsi nei miei confronti e in cosa rimproverarmi e bacchettarmi. Sotto la guida di mister Comin e di Marco sono cresciuta tantissimo negli ultimi due anni, sia tecnicamente che caratterialmente. Li ringrazio di cuore».


L’inserimento in maglia gialloblù?
«Positivo. Mi sono integrata alla grande e mi piace questo gruppo. A Mozzecane ho trovato compagne fantastiche, le quali mi aiutano e mi spronano in continuazione. Certo, avere al mio fianco Elisa Fasoli, Alessandra Zangari e Mia Zorzi (ex compagne di Dal Molin a Verona, ndr), che conosco già e a cui sono tanto legata, ha agevolato l’ambientamento».


Il carattere di Valeria in tre parole?
«Permalosa, testarda e altruista».


Abitando a Caselle di Pressana, le costa sacrificio fare avanti-indietro per andare a Mozzecane ad allenamenti e partite?
«Abbastanza. Quasi cinquanta minuti di auto per raggiungere il campo sono parecchi. Inoltre, frequento la scuola serale (Istituto Scolastico Europa a San Bonifacio, ndr), pertanto devo studiare molto e saltare un allenamento alla settimana. Tuttavia, grazie a mio papà Francesco che è sempre disponibile ad accompagnarmi di qua e di là nonostante gli impegni lavorativi, e alla grandissima passione che ho per il calcio, i sacrifici li faccio con il sorriso».


Il suo stile di gioco in tre «passaggi»?
«Tecnica, generosità ed intelligenza tattica».


Tra gli acquisti estivi più giovani della Fortitudo Mozzecane, lei è la seconda ad essere stata impiegata di più nelle prime due giornate di campionato (118 minuti) e l’unica ad aver disputato una gara per intero. Sente più responsabilità o fiducia?
«Tutte e due. Da un lato, so di dover lottare contro avversarie con molta più esperienza di me, e questo mi mette addosso una certa pressione. Dall’altro, stare tanto in campo denota la fiducia del tecnico, che desidero ripagare nel migliori dei modi».


Compirà diciassette anni a dicembre. La serie B è arrivata al momento giusto?
«Non credo esista un momento sbagliato o un momento giusto. Se ha grande forza di volontà, amore per il gioco e voglia di sacrificarsi, anche una ragazza di sedici anni può stare in certe categorie. Ho poca esperienza e so di avere ancora parecchia strada da percorrere, ma ci sto mettendo l’anima: il mio sogno è diventare una calciatrice di alto livello».

 

Matteo Sambugaro

Foto di copertina e 1-2 all’interno: Graziano Zanetti Photography

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